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Editoriali

Bce: Draghi avverte che “la festa” sta per terminare

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Scritto da Diogene   
Giovedì 01 Ottobre 2015 20:52

La Bce ha richiamato l’Italia e tutti i paesi dell’Eurozona con elevati debiti pubblici a utilizzare i tassi d’interesse più bassi del previsto per ridurre il debito e non per aumentare la spesa.
In buona sostanza l’Eurotower fa specifico riferimento a Italia e Belgio che con la complicità della Commissione Europea hanno effettuato correzioni del deficit assai inferiori rispetto a quello previsto dal regolamento.
Nello specifico la Bce scrive: “per due paesi, Italia e Belgio, si rileva un consistente ritardo nell’azione di risanamento necessaria alla regolazione sul debito. Nel 2015 il miglioramento del saldo strutturale dovrebbe aumentare del 2,1% del Pil per l’Italia, a causa dei ritardi nel risanamento accumulati dal 2013, rispetto alla previsione di uno sfrozo strutturale pari allo 0,3%”.
Poi la Bce prosegue: “questi requisiti non trovano riscontro nelle raccomandazioni specifiche  per il 2015 rivolte ai due Paesi,.............

.......L’inflazione dell’Eurozona si attesta poco sopra lo “zero” mentre il target della Bce sarebbe il 2% (target non raggiungibile di questo passo entro il settembre 2016, data di conclusione del Qe).
Inevitabilmente il Qe è destinato a proseguire oltre la data programmata, tuttavia la già scarsa utilità dello strumento è minata dal “disordine” procurato da alcuni paesi che utilizzano “impropriamente” il beneficio immediato procurato. A questa criticità si aggiunge la volatilità dei Mercati e la guerra valutaria fra Usa e Cina che soffiano contro il vento artificiale del Qe procurando grandi danni per le esportazioni europee abbassandone le prospettive di crescita.
In sintesi, il Qe dal punto di vista inflazionistico non serve a nulla (il tempo confermerà ulteriormente la tesi) tuttavia, il basso spread che si concretizza ogni volta si immette liquidità attraverso la leva del minore interesse da pagare si traduce in un tesoretto che non deve andare sprecato. Perché? Il motivo è molto semplice,.............

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Borsa cinese. Cosa c'è dietro

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Scritto da Diogene   
Venerdì 11 Settembre 2015 11:27

25 Agosto Partiamo dal presupposto che in finanza nulla si distrugge, piuttosto si crea e in continuazione. I famosi miliardi che le Borse brucerebbero in realtà sono solo trasferimenti di capitali, quindi niente panico!
Fino a ieri andava tutto bene e ora tutto è cambiato, piuttosto inverosimile. L’invito era quello di gettarsi a capofitto sui mercati europei perché lo stato di salute dopo gli scossoni cinesi del mese scorso avrebbero indicato la necessità di rifugiarsi in porti più sicuri.
Il nostro Carlo Cottarelli dal Fmi ci dice: “Le politiche monetarie sono state molto espansive negli ultimi anni e un adeguamento è necessario …

Qualche numero per gli appassionati: i mercati asiatici valgono appena il 15/20 % dell’export europeo o americano. Pochi sanno che oggi le società americane dell’indice principale sono coinvolte verso l’Asia solo per il 14 % dell’indice S&P500 e l’export riguarda solo il 20 % circa, quelle europee hanno gli stessi numeri. È la classica tempesta in un bicchiere d’acqua.
Un assaggio per far comprendere meglio cosa sta accadendo; la Cina da anni sta progettando/accompagnando lo yuan verso la piena e libera convertibilità sul mercato della moneta e conseguentemente la sua trasformazione in moneta di riserva mondiale, quantomeno al pari del dollaro.
Questa trasformazione necessita di diversi passaggi obbligati:
-  Accumulo di enormi riserve d’oro.
-  Firma di contratti bilaterali (currency swaps) con altre banche centrali per l’utilizzo dello yuan (e della moneta della controparte) negli scambi commerciali bilaterali.
- Vi è stato il tentativo di accrescere il proprio “peso azionario” nel FMI, tentativo fino ad ora fallito a causa del veto USA.
- La Cina in alternativa, ha allora costituito la New Developement Bank con i paesi “Brics” e la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture. Queste due istituzioni sono un’aperta sfida al Fmi e all’egemonia statunitense in questa istituzione.
In questo contesto, c'è stato il veto da parte del Fmi di introdurre lo yuan nel basket dei........


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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 11:32
 

La bolla finanziaria "a mandorla": i rischi per la Cina e per noi

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Scritto da Diogene   
Venerdì 11 Settembre 2015 11:13

9Luglio Che succede in Cina? Facciamo solo un volo radente per non annoiare chi non si occupa professionalmente di certe dinamiche. Cerchiamo di spiegare la dinamica usando una terminologia comprensibile con buona pace della finanza.
La Borsa di Shangai:
è la principale Borsa valori cinese, dal 12 giugno 2014 fino al 12 giugno 2015 (data in cui è cominciata la caduta, il listino aveva capitalizzato il 150% del suo valore. In meno di un mese ha perduto il 30%.

......L’anomalia: la bolla finanziaria si è cominciata a formare nel momento esatto in cui i prezzi hanno cominciato a crescere senza una corrispondenza col mercato reale; in parole semplici la capitalizzazione di Borsa non ha una reale corrispondenza con la crescita del Pil. Per chi ha buona memoria, è più o meno quello che accadde al Nasdaq nel 1999 con la più famosa bolla della “New Economy” (aziende digitali statunitensi che nascevano come funghi). La medesima cosa è accaduta al ChiNext che è l’indice che raccoglie le maggiori società tecnologiche Cinesi.
Presumibilmente, come accade sempre, qualcuno deve avere cominciato a pensare .......

Ipotesi: da poco tempo la borsa di Shangai ha aperto le contrattazioni agli investitori stranieri, e inevitabilmente il Paese che ha maggiormente “utilizzato” il mercato Cinese è proprio l’America che a seguito di quattro QE consecutivi ha creato liquidità nelle banche statunitensi tali da “invitare” i broker di queste ultime a investire in un mercato così “generoso”. La necessità di recuperare dollari da parte della Finanza statunitense in forte contrazione ha creato il ciclone di vendite sul listino cinese.
Tanto è plausibile se consideriamo che nella Borsa Cinese è rappresentato solo il 15% del risparmio privato delle famiglie cinesi, e pochissime aziende locali fruiscono del mercato di casa....

Guardando il Pil del primo trimestre, quello che balza all’occhio è il forte rialzo del contributo del settore finanziario alla sua crescita (1,3% rispetto allo 0,7% del trimestre precedente). Questo conferma il traino della speculazione del brokeraggio (non inviso al governo cinese), che probabilmente non continuerà nelle attuali condizioni dei mercati. Di conseguenza, con tutta probabilità ciò peserà sulla crescita del Pil del terzo trimestre.

 

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La Crisi: CINA e/o RUSSIA?

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Scritto da Diogene   
Sabato 29 Agosto 2015 18:48

La Cina avrebbe dovuto superare gli Stati Uniti secondo i “mandarini di casa nostra”, tipico errore di chi non guarda oltre il proprio naso. La Cina non è “piccola” ma lo è politicamente, e di strada ne deve fare prima di avvicinarsi agli Stati Uniti, nonostante abbia coperto enormi distanze sul piano finanziario e industriale sbarcando in ogni modo sui mercati extra territoriali diventando un punto di riferimento in Asia. 
Nonostante l’ottimo lavoro compiuto dai burocrati cinesi il fatto di essere usciti dal guscio li espone ad un’attenzione particolare da parte dei “concorrenti”, è quindi prevedibile che la Cina debba prepararsi a una serie di “terremoti” tipici dell’attraversamento di fasi storiche epocali (con buona pace degli ottimisti “anti” per principio).
Il problema geopolitico è “il Pacifico”! ........

.......Qualcuno potrebbe sollevare la questione che la Cina astutamente vuole rastrellare debito americano, ed è falso per due motivi; primo perché non è vero (detiene appena il 7% del debito americano) e secondo perché se cercano di fare entrare dollari non è per ricattare gli Usa ma solo per tenere basso lo yuan. E’ quindi inutile continuare a perdere tempo con teorie di guerre commerciali, ci sono solo schermaglie valutarie che fanno parte dell’ordinaria amministrazione finanziaria dei Paesi.


....L’attuale crisi è solo un assestamento, i problemi veri sono la gestione sociale (aumento veloce del ceto medio) e quella commerciale con l’aumento di forti gruppi industriali che tenderanno “per convenienza” a trattare o scontrarsi col governo centrale (partito stato).

........L’unico paese “socialista” che ha passato un grosso sconvolgimento ed è in fase di riassestamento, è la Russia. Ad essa il compito di contrastare nei prossimi anni gli Usa. Ovviamente non sarà sola a mettersi sulle spalle questo fardello, ma certamente è la più attrezzata politicamente a farlo. E’ debole finanziariamente, ma con la Brics è pronta nei prossimi cinque anni a rimodulare il dominio finanziario, non a caso gli Usa sono occupati a creare problemi a Putin senza temere le scosse Cinesi.
In realtà, le autorità cinesi temono l’esperienza sovietica: il crollo del partito e forse anche dello Stato, inevitabile. Mosca, pur apparendo meno incisiva di Pechino sul versante finanziario........

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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 11:28
 
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