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Editoriali

Confesercenti: Le famiglie non credono nella ripresa

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Scritto da Diogene   
Mercoledì 20 Maggio 2015 07:08

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Sarà stato questo il motivo che ha indotto CONFESERCENTI a “scendere in campo” rendendo pubblici per la prima volta (16 maggio) i dati dell’indice SEF che misura la solidità economica “percepita” dalle famiglie. CONFESERCENTI analizza nello specifico quello che nella realtà conta per la ripresa, cioè la domanda interna; giacché il lieve e impercettibile segnale di ripresa segnalato dall’ISTAT è sostenuto dalle esportazioni, e secondo quanto da noi stessi sostenuto, se le economie che accolgono le esportazioni dovessero andare in difficoltà noi saremmo in ginocchio, diventa realisticamente fondamentale cominciare a tenere sotto controllo l’indice SEF fin troppo “snobbato” (volontariamente o involontariamente).

........segnala ancora una situazione di disagio, con un 42% che si dice insoddisfatto e un 14% del tutto insoddisfatto.Dagli indicatori emerge che per gli italiani la percezione della qualità della vita è insostenibile per 1 famiglia su 5 (il 21%), accettabile per il 34% degli intervistati e soddisfacente solo per il restante 45% del campione.
Complessivamente, perciò, le famiglie italiane non hanno ancora intercettato segnali d’inversione della tendenza economica.Alla domanda se rispetto a un anno fa si viva meglio o peggio, il 46% del campione ritiene che le condizioni di vita siano peggiorate nell’ultimo anno; il 50% sostiene di non aver percepito alcun cambiamento rispetto allo scorso anno e solo il 4% afferma, al contrario, di vivere meglio.

......La domanda che segue è nostra (non al campione in esame ma al governo): le famiglie italiane, nonostante le dichiarazioni di propaganda, non percepiscono miglioramenti perché sono colonie di gufi oppure perché la ripresa non esiste?

 

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DEF, cosa c'è che non torna

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Scritto da Diogene   
Domenica 10 Maggio 2015 16:28

Abbiamo capito tutti una cosa (questo ci dicono ovunque) la crescita presunta è calcolata sulla base di tre fattori esterni: petrolio, euro debole e tassi di interesse.

....Sulla sponda italiana, il governo italiano prevede una crescita del Pil dello 0.7%, nel Def pubblicato lo scorso 10 aprile afferma che il contributo apportato da questi tre fattori incide per lo 0.6% su una crescita complessiva dello 0.7%. 
Tuttavia abbiamo un problema: nelle ultime tre settimane petrolio, euro debole e tassi si sono indeboliti significativamente; l’euro da metà marzo si è rafforzato sul dollaro dell’8% abbondate. Il petrolio greggio, dai minimi dello scorso marzo a 45 USD al barile, è salito fino a 61 +35%. I rendimenti sul Btp decennale, dai minimi di metà marzo a 1.12%, sono passati a 1.93 circa +72%.
A questo punto? È ancora credibile il Def? Facciamo rispondere alla Commissione Europea, che nello stesso bollettino di primavera diffuso il 6 maggio dichiara .....

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ISTAT alza le stime per l'Italia ... almeno sulla carta

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Scritto da Diogene   
Giovedì 07 Maggio 2015 18:07

L’ISTAT oggi rivede le stime sull’economia del Paese per l’anno in corso di due decimali in aumento rispetto alla precedente, (da 0,5% a 0,7%). La nuova stima contenuta nella "Prospettiva per l'economia italiana nel 2015-2017" dell'istituto di statistica è lievemente superiore al +0,6% indicato dal governo e dalle ultime previsioni della Commissione Europea.

......"Nel biennio successivo il rafforzamento ciclico determinerà un apporto crescente della domanda interna (+0,8 e +1,1 punti percentuali) mentre il conseguente aumento delle importazioni favorirà una diminuzione del contributo della domanda estera netta nel 2017".
Nel 2015, ipotizza l’ISTAT, la spesa delle famiglie........

......Di fatto, a tale proposito l’ISTAT farebbe riferimento agli ultimi dati sull’aumento delle quote a credito erogate dagli istituti di credito, noi crediamo che il dato debba essere analizzato decontestualizzandolo dalla genericità e sottolineando che molto è frutto di rimodulazione di debiti di imprese e famiglie, dunque le aspettative associate a una ripresa della dinamica produttiva sarebbero solamente sulla carta. Il processo di accumulazione del capitale è previsto riprendere a ritmi sostenuti nel 2016 (+2,5%) e con maggior intensità nel 2017 (+2,8%), sempre che il sistema del credito segua la dinamica ipotizzata dall’ISTAT.È altresì normale che l’ISTAT, secondo la sua strategia analitica, intraveda la discesa al 12,5% nel 2015 e al 12% nel 2016 del tasso di disoccupazione.

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passa l'Italicum, ma i giovani non fanno cassa

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Scritto da Diogene   
Domenica 03 Maggio 2015 17:26

..............A marzo dopo la lieve crescita di febbraio (e i cali registrati tra dicembre e gennaio), la disoccupazione continua a salire: +0,2 per cento. La soglia complessiva si attesta così al 13 per cento. Dato più o meno in linea col picco raggiunto a novembre con 13,2 per cento.
Cresce anche la quota di giovani senza lavoro: la fascia di età è compresa tra i 15 e i 24 anni e la quota percentuale è pari al 43,1 per cento. Percentuale che registra una crescita di 0,3 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. Secondo l’Istat le persone che non lavorano aumentano su base mensile dell’1,6 per cento che in termini assoluti significa un +52mila. La stessa tendenza all’incremento vale su base annua: la cifra dei disoccupati è salita del 4,4 per cento e il tasso di disoccupazione di mezzo punto percentuale. 
Per quanto riguarda le persone ‘inattive’ nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni, l’Istat rileva ............

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