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Editoriali

Nessuna luce in fondo al tunnel

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Scritto da Diogene   
Domenica 03 Maggio 2015 17:21

.............L’Istat pubblica l'indice composito del clima di fiducia dei consumatori dichiarando che lo stesso è sceso ad aprile a 108,2 dai 110,7 del mese precedente (dato rivisto da 110,9 punti), deludendo le attese degli analisti che indicavano un dato pari a 110,4 punti. Aggiunge che sono calati tutti gli indici delle componenti del clima di fiducia dei consumatori: in particolare quello economico, che è passato a 134,4 punti da 144,1; quello personale, a 98,9 punti da 99,7; quello corrente, a 101,3 da 102,2 e infine quello futuro a 118,6 da 123,6.Riguardo al clima di fiducia delle imprese italiane, questo è sceso a 102,1 punti ad aprile rispetto ai 103 di marzo. 

E’, comunque, corretto rilevare che i vari indici di fiducia rimangono a buon livello rispetto a quanto segnalato negli ultimi anni, tuttavia il problema risiede nell’eccessivo.............

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Il Valzer dei dati ISTAT

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Scritto da Mapokam   
Venerdì 24 Aprile 2015 07:17

La CONFINDUSTRIA fa una previsione sul primo trimestre 2015 (siamo abbondantemente nel secondo), stima un Pil in crescita dello 0,2% nel primo trimestre 2015, primo rialzo dopo 14 trimestri consecutivi senza crescita, un bel +0,1% rispetto a quanto dichiarato solo martedì scorso dall’ISTAT.
Dobbiamo comunque aspettare il 13 maggio per avere la lettura ufficiale del PIL che si riferisce al primo trimestre.Per l'intero 2015 Confindustria vede il Pil dell'Italia ....

L’indicatore dei Consumi Confcommercio segnala un aumento dello 0,1% nei primi 2 mesi del 2015 e le immatricolazioni di auto del 7,4% nel 1° trimestre, rispetto al 4° 2014 (dimentica che per le immatricolazioni è naturale concentrare acquisti “in comodissime rate” nel primo trimestre di qualsiasi nuovo anno).
Tuttavia, nessuno vuole affrontare la realtà riassunta in pochi significativi numeri: 
Il 53% di tutti i titoli di Stato globali ha un rendimento pari o inferiore all’1%. 5.300 miliardi dollari di tutti i titoli di stato globali hanno attualmente rendimenti negativi, di cui il 60% sono europei. Le attività delle banche centrali ora superano 22.000 miliardi dollari, una cifra equivalente al PIL di USA & Giappone.
L’Euribor è negativo e mentre gli indebitati e gli indebitabili festeggiano, ignorano “gioiosamente” che questa dinamica è effetto e fallimento del QE globale oltre.....

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Draghi avverte sulla Bolla speculativa

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Scritto da Diogene   
Sabato 28 Marzo 2015 11:25

Il Centro Studi di Confindustria condivide la tesi del Governo. Invero Squinzi solo la settimana scorsa parlava di “strisciare sul fondo” a proposito dell’ottimismo del premier sull’imminente ripresa.
E poi annuncia la variazione positiva del PIL ma solo due mesi fa aveva previsto un PIL in crescita per il 2015 minimo di 2.1% .Si stimava, infatti, che erano sufficienti i soli effetti combinati del minor prezzo del petrolio, euro più debole, calo dei tassi a lungo termine per stimolare l’effetto di “spingere” il nostro Pil di +2,1% nell’anno in corso e del 2,5% nel prossimo. Ed era letteralmente sottolineato che questo esito “non si tratta della stima di crescita totale, ma dell’effetto composto dei quattro fattori sul Pil”.

......Poi c’è Mario Draghi che tenta di “smarcarsi” improvvisamente. La questione è legata al rischio che si crei una bolla speculativa (noi ne parlammo all’esordio del QE, non perché siamo più bravi ma perché è “accademia”).
Sin dall’inizio i media nazionali ci hanno bombardato con il concetto che il QE non aveva alcuna controindicazione, e sicuramente avrebbe abbassato il debito degli Stati nazionali e quindi anche quello delle aziende private, alleggerendo in questo modo la zavorra delle banche commerciali che così avrebbero supportato l’economia reale. Noi a tale proposito affermammo: se veramente fosse così perché non è stato fatto prima?

....Il governatore della Bce afferma quanto segue: “Siamo in ogni caso consapevoli del fatto che ci possono essere effetti collaterali non previsti sul sistema finanziario. Per esempio, le quotazioni possono salire a prezzi che non sono giustificati dai fondamentali, mentre periodi di bassi rendimenti e bassa volatilità possono invitare ad eccessive assunzioni di rischi da parte degli investitori finanziari. A loro volta, questi sviluppi possono agire come un meccanismo amplificatore per ogni eventuale instabilità finanziaria”. 
Per chi si ostinasse a non voler capire, Mario Draghi ha detto chiaramente che.....

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QE di Draghi tra ripresa e dubbi. Guardiamo agli USA

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Scritto da Diogene   
Sabato 28 Marzo 2015 11:19

Seguiamo gli Stati Uniti ma perché seguendo le vicissitudini di un’economia “importante” come quella statunitense, e soprattutto prendendo ad esempio il Paese che del QE ne ha fatto una “religione”, in qualche modo possiamo prevedere il destino dell’Europa e del suo QE.

...... il dato inaspettato è stato il sesto mese consecutivo di calo della spesa per beni durevoli esclusi quelli per la difesa e del settore aereonautico. A questo punto, è divertente ricordare tutte le variazioni e correzioni effettuate nel corso di soli due mesi scarsi; il 2 febbraio la previsione di crescita (primo trimestre) del PIL Usa era 1,9%, a seguire: 2 marzo +1,2%, 5 marzo +1,3%, 6 marzo +1,2%, 10 marzo +1,4%, 12 marzo +0,6%, 13 marzo +0,8%, 16 marzo +0,4%, 17 marzo +0,3%, 23 marzo +0,3%, 24 marzo +0,3%, 25 marzo +0,2%.
Non è uno scherzo: sono esattamente la successione di previsioni della FED Atlanta.....

Detto questo, guardiamo in casa nostra, cioè in Europa e poi in Italia, e lo vogliamo fare con le dichiarazioni di due economisti: Mario Lettieri :“C’è troppa psicologia e poca economia reale nel Quantitative Easing, l’allargamento quantitativo di Mario Draghi. E anche in molti commenti alla politica della Bce”, scrive in una lettera.

.....Le due opinioni convergono esattamente sul fatto che c’è troppa enfasi per un provvedimento tutto sommato sopravvalutato; concretamente il QE ha senso solo se impatta sull’economia reale, i vincoli sono necessari per cambiare il corso della politica monetaria Europea e anche italiana. Questi vincoli non esistono, e questo determina preoccupazione sul fatto che le banche vogliano realmente reinvestire le plusvalenze per spingere l’economia oppure (come sospettiamo noi) andranno a impiegarle sui mercati azionari avviando un nuovo corso speculativo e alimentando bolle finanziarie simili a quelle statunitensi con l’asfissia totale della classe media riducendola alla mera sopravvivenza.

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