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Borsa "alle grida". Non son così lontani i tempi ...

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Appunti dell’ incontro con Antonio Cioli Puviani (ex-agente di Borsa) . L’idea di questo resoconto nasce in occasione dell’ultimo incontro al TOL di Milano (24Ott 2014).

il parterre della Borsa di Milano con i suoi recinti

Ho incontrato Antonio la prima volta in Settembre 2013. Eravamo a Milano nella sede di IWBank e Pertile aveva organizzato un incontro di formazione a cui partecipavano alcuni Trader per illustrare le loro tecniche operative. La sala era piena, quasi esauriti i posti. Evidentemente l’occasione di vedere dal vivo gli analisti di cui si leggevano i report, la speranza di poter “rubare” qualche segreto nella selezione degli strumenti e degli indicatori, i numeri “magici” con cui settare gli oscillatori e l’aspettativa di carpire qualche “dritta” ai relatori, aveva portato un gran numero di appassionati di Trading on line  ad accalcarsi per un posto, convinti di riuscire ad aggiungere in un pomeriggio qualche tessera al mosaico del profilo  del navigato e scaltro speculatore.

Io –come faccio spesso- mi mischiavo fra loro nel tentativo di coglierne gli umori, gli interessi, la personalità. Mi serve per tarare nei corsi di formazione il linguaggio, gli argomenti, assecondare i temi di interesse più comuni e sintonizzarmi con lo stato d’animo di chi, dedicandosi al Trading, è alla continua ricerca del sacro Graal. La tecnica vincente che gli farà guadagnare soldi in maniera facile e costante, mettendolo al riparo dai ribaltoni del mercato e offrendogli – se non in esclusiva-  certamente in via preferenziale, le occasioni di investimento più redditizie.

La ricerca, tutta orientata all’esterno, delle chiavi del successo nel Trading è la trappola in cui più frequentemente cade chi si avvicini a questa attività. Condizione che lo allontana dall’esercizio cui invece dovrebbe quasi prioritariamente dedicarsi: la ricerca tutta interiore delle motivazioni che lo inducono a misurarsi con un avversario (il Mercato) incommensurabilmente più grande ( quasi 500 Mld di € di Capitalizzazione a fine 2014), più informato, più potente, più imprevedibile e ingovernabile. Il trading – nonostante la pervasività di strumenti informatici e tecnologici- resta una attività quasi “artigianale” (cioè individuale e non replicabile in serie)  in cui il valore della conoscenza e della perizia tecnica è subordinata all’uso che ognuno di noi –singolarmente- sa fare di strumenti di analisi comuni a tutti.

Dopo gli interventi dei relatori che lo hanno preceduto tocca ad Antonio che esordisce con una premessa: “dopo i grafici che avete visto, gli indicatori di cui vi hanno elencato le caratteristiche, e le tecniche di analisi e operative che i miei colleghi vi hanno illustrato …. io vi parlerò della Borsa che ho conosciuto, in cui sono cresciuto, senza un grafico da mostrare né una tecnica di analisi da preferire. Io vi racconterò di quando la Borsa era -alle grida-“.

Attorno a me le penne vengono riposte, i blocchi di appunti ripiegati, le facce si fanno dubbiose e qualcuno sfoglia il programma per capire come l’intervento di Antonio si incastri in quel programma di formazione.

Io invece smetto di guardarmi intorno e mi concentro su di lui.

La borsa “alle grida”?   Ma come può conoscerla lui, è un mio coetaneo!  Io ne ho sentito parlare, ho letto qualcosa, ho visto le immagini degli operatori a Chicago (CBOT) dove ancora le Commodities trattano folcloristicamente in quel modo, mentre da noi tutto si è chiuso nei primi anni’90. Mio fratello, redattore di Finanza, me ne ha riportato episodi, raccontati a lui dal suo mentore (Filippo Rangoni, uno degli ultimi agenti di Borsa) come di un periodo epico , circondato da un allure romantico e lontano.

Immediatamente la mia mente richiama le immagini del Palazzo della Borsa di Napoli o quello di Genova –dove non manco mai di fare una sorta di “pellegrinaggio” quando sono in Liguria, accompagnato pazientemente dai miei amici Daniela e PierPaolo- uno dei pochi Palazzi della Borsa ancora perfettamente conservato. (La Borsa di Genova era tra le più importanti. In quella Borsa era iscritta la Banca di GENOVA che poi divenne Credito Italiano, banca di interesse nazionale, e l’unica ad avere la prelazione su tutte le transazioni di validazione dei contratti di Borsa su Milano, Roma e Napoli, che nel tempo divennero le Borse di riferimento con listini eterogenei ma specializzati. Per esempio nella Borsa di Roma si scambiava un volume elevatissimo di titoli di Stato mentre Milano era il listino principale delle società per azioni iscritte. Solo nel 1997 si avrà l’accorpamento delle 10 piazze finanziarie italiane, risiedenti in genere presso le Camere di Commercio delle principali Province).

Rivedo l’ampio parterre in marmi preziosi, la corbeille dove si agitavano gli Agenti di cambio e i loro procuratori (gli unici autorizzati ad occupare quella sorta di Sancta Sanctorum, dal 1925 –con Decreto Regio- gli Agenti di Borsa diventano Pubblici Ufficiali, le “grida” rispondono all’obbligo di esercitare il loro ruolo a voce alta per sancire una sorta di trasparenza delle negoziazioni. Mi risulta – ma non sono ancora riuscito a trovare la fonte ufficiale- che fossero gli unici, insieme ai notai, a poter stipulare contratti “per stretta di mano” secondo il principio "pactum meum dictum est". Sulla facciata della Borsa di Londra è inciso lo stesso motto "My word is my Bond" ). Tutto attorno le cabine telefoniche dei coulissieres ( – “quelli che stavano dietro le quinte –coulisse-“ ennesimo termine francese visto che, al contrario di quanto si possa pensare, la Borsa italiana si rifaceva al modello francese essendo stata introdotta nel 1808 da Eugenio Napoleone, Vicerè di Italia) che si affannavano a raccogliere gli ordini telefonicamente e a passarli agli Agenti. La grande lavagna su cui erano segnate originariamente le transazioni ( su una di quelle lavagne, in America, si narra che Jessi Livermor abbia mosso i primi passi che lo avrebbero portato a diventare uno dei più noti trader della storia dello scorso secolo) poi sostituita dal tabellone meccanico e nel 1985 dal tabellone elettronico (nel 1983 erano stati istituiti i Fondi Comuni di Investimento che ebbero il beneficio di aprire la Borsa anche ai piccoli risparmiatori e aumentare significativamente il volume di scambi). In ultimo, la cancellata oltre la quale si accalcava il pubblico dei curiosi e dei piccoli speculatori: il cosiddetto “parco buoi”.

Antonio Cioli Puviani ( che ha lavorato tra gli anni ’90-93 con il Dr. L. Belloni) nei suoi anni evidentemente aveva ben altri strumenti elettronici a disposizione per seguire l’andamento dei Prezzi. Ciò non toglie che la Borsa “alle grida” sembra un mondo lontano da noi secoli, ed invece, quando Antonio comincia a raccontare, realizzo che gli ultimi scambi alle grida risuonavano nelle sale dei Palazzi di Borsa fino ai primi anni ’90.

L’addio definitivo a quella pratica è scattato nella prima metà del 1994 , e il primo ordine su connessione dedicata di un utente privato arrivò l’8 Nov 1995, quando Massimo Segre, fondatore di Directa Sim, passò il primo ordine al mercato telematico, aprendo la strada 2 anni dopo al Trading on Line sviluppatosi esponenzialmente dal’ 99 con l’apporto di Internet.

Questa prima nota storiografica mi fa riflettere su un dato oggettivo: la maggior parte dei Trader on line ha una vita “professionale” media inferiore ai 10 anni. Che come prospettiva temporale, esperienziale mi verrebbe da dire, è un po’ cortina considerando che stiamo parlando di una disciplina incredibilmente complessa, che necessiterebbe di conoscenze economiche, finanziarie, statistiche, di psicologia sociale, senza dimenticare quanto la finanza sia influenzata anche da implicazioni di natura geo-politica e tecnologia, da quella delle comunicazioni a quella delle risorse e materie prime ( si pensi all’impatto della fibra ottica nella trasmissione dei dati, dei mutati equilibri socio-politici in Medio Oriente e/o dello sviluppo e impiego dello Shale gas statunitense).

Davvero in pochi tra i tanto attivi neo Trader on line ha una solida cognizione delle condizioni che portarono alle crisi economiche e finanziarie del ’29 e alle differenze con quella attuale, allo Shock petrolifero degli anni ’70, all’attacco speculativo alla Lira ai tempi dello SME nel ’92, alla genesi e proliferazione degli strumenti derivati di Finanza fioriti anche per la ridondante disponibilità di matematici e fisici precedentemente impegnati nel progetto di “scudo spaziale USA” abbandonato poi da Reagan alla fine degli anni ’80 (agli inizi degli anni ’90 il  Volume stimato dei Derivati era pari a 20mila Mld $, …nel 2010 giunge a 670mila Mld $= ca 10 volte il PIL mondiale), alle implicazioni dell’abolizione da parte di Clinton nel ’99 della legge Glass-Steagall  ( 1933, separazione fra Banche Commerciali e Banche di Investimento), all’introduzione sul Mercato delle HFT machine, alle  ricorrenti speculazioni sui titoli di Borsa che nel corso degli anni si sono ripetute e che evidentemente continuano a riproporsi sotto la stessa forma. Eppure ognuno di questi si muove con disinvoltura in un terreno tanto minato, come se fosse al parco giochi per l’infanzia.

Indiscutibilmente la tecnologia ha modificato radicalmente l’operatività ( 20 anni fa il tempo medio di possesso di una azione era 4 anni, oggi ….22 secondi! L’arbitraggio tra il Prezzo di un Future quotato a Chicago e il Prezzo corrispondente dell’azione sottostante quotata a NY oggi è possibile grazie ad una rete diritta –senza curve che ne rallentino il flusso- che trasmette l’informazione in 13 millisecondi –1 millisecondo di ritardo rispetto alla velocità della luce- e se un hedge Fund paga un contratto quinquennale di 14mio$  per accedere a quella rete un vantaggio economico ci sarà!), ma la natura delle dinamiche che sottostanno ad un fenomeno tipicamente umano e sociale come quello finanziario non può mutare in un così breve arco di tempo, e chi non conosce la propria storia è destinato a ripetere sempre gli stessi errori … le recenti vicende insegnano.

E a capire quanto sia cambiata in poco più di 10 anni l’operatività nei mercati finanziari Antonio mi da innumerevoli esempi.

La figura degli Agenti di Borsa era ristretta ad un numero limitato, probabilmente non più di 70-80 operatori autorizzati. Ognuno di loro poteva avere non più di 7 procuratori. Il risultato finale è che non più di 500 persone erano gli addetti autorizzati a trattare ordini sul Mercato mobiliare. Si accedeva per concorso si veniva iscritti all'Albo degli Agenti. L'iscrizione annua costava circa 5mio di Lire. Gli Agenti di Borsa veramente ricchi erano circa il 20-30% (una ventina di persone). Nella realtà dei fatti l'Agente "curava" l'ordine per il cliente (privato o Banca che fosse), il suo reddito derivava dalla remunerazione della sua attività, era stigmatizzata la pratica di speculare con capitali propri. Inoltre - in caso di errore nella cura di un ordine - ... pagava di tasca propria. Infatti quando le incomprensioni su uno scambio avvenivano fra colleghi, si era soliti condividere la perdita.

Negli anni a cavallo fra i ’70 e gli anni ’80, l’età media degli Agenti di Borsa era abbastanza alta, vicino a i 60 anni. La maggior parte di loro era nata negli anni compresi fra le due Guerre o nel primo dopoguerra, e in gran parte (il 50% del numero totale degli Agenti) erano figli o generi di ex Agenti di Borsa o di professionisti del settore (Banche e Finanza). Era piccola la percentuale di coloro i quali non potevano vantare una “tradizione familiare”, ed in genere erano gli impiegati che avevano cominciato a lavorare come travet per gli Agenti stessi e che , avendo dimostrato durante il praticantato una particolare predisposizione, erano riusciti a superare il concorso che dal ‘67 ammetteva a far parte dell’Ordine. La impermeabilità di quell’ambiente deve aver incentivato il diffondersi dell’immaginifica aurea che circonda ancora oggi il loro profilo. I clienti privati di cui un Agente curava gli interessi erano pochi e inizialmente il loro giro d'affari era valutabile in un 40% del Portfolio dell'Agente, che è andato però sempre più riducendosi in favore delle Banche. Sempre di più con l’andar del tempo infatti le Banche sono diventate il principale committente dell’Agente di Borsa, passando da un iniziale 50% a ca un 70% delle attività finanziarie dell'Agente. I clienti istituzionali facevano il residuale valore portfolio (ca 10%). Ne consegue che, al contrario di quanto si possa pensare, non era negli studi degli Agenti di Borsa che si coltivavano o sviluppavano i rudimenti dell’Analisi tecnica, praticamente tutta sviluppata e importata dall’America alla fine degli anni '80. Solo il 35% degli studi offriva un servizio di consulenza avvalendosi di tecniche di analisi del Mercato. Erano soprattutto  le Banche che - potendo permettersi degli "uffici studio"- praticavano su kilometrici rotoli di carta millimetrata i primi esercizi di Analisi tecnica.

Fino agli anni ’70 gli scambi in Borsa erano concentrati nella mattinata, e contestualmente all’eseguito gli impiegati compilavano “l’interinale” (la conferma della compravendita, che solo dalla prima metà degli anni '60 sarà inserita con delle schede perforate nel CEB -Calcolatore Elettronico di Borsa- un IMB 1401- ce n'erano solo 4 in Italia- che occupava 60mq nel palazzo del Bco di Roma in Pzza Edison), poi si passava il pomeriggio a registrare gli ordini, compilare le “prime note” e in doppia copia i “fissati bollati”. Si negoziava attivamente sino all’ora di pranzo. Questo accadeva in particolare nelle giornate di forti vendite, quando sul parterre non c’erano altro che ordini di vendita e nessuno disposto a comperare. In quelle occasioni Everardo Dalla Noce faceva alle 14,00 il suo consueto collegamento televisivo con alle spalle un salone deserto.

Erano anche gli “anni di piombo”, e non era raro che nelle giornate di forti pressioni ribassiste arrivasse “imprevedibilmente” una telefonata anonima a minacciare della presenza di una bomba, così che le negoziazioni venivano interrotte e si “sospendeva” la seduta (cosa che non era accaduta a Milano neppure sotto i bombardamenti nella seconda guerra mondiale).

Si decise di cambiare procedura in una drammatica riunione in cui gli Agenti e i loro procuratori insieme decisero un giorno che quelle telefonate anonime ( alcune delle quali evidentemente fatte “ad arte”) non avrebbero più comportato l’interruzione degli scambi.

Bisognerà attendere gli anni ’90 per assistere alla possibilità di apertura di posizioni Short “nude”, e quindi alla possibilità che si innescassero flussi di acquisti per ricoprire quelle posizioni.

La leva finanziaria è un altro degli strumenti che farà la sua comparsa solo negli anni ’90.

La singola  transazione costava allora il 7x1000 ( che vuol dire 700 mila lire in acquisto e 700 mila lire  in vendita per transare un ordine di  100milioni di Lire), solo i privilegiati (i clienti fissi e abituali) potevano pagare il 5x1000.

Bisogna poi aggiungere che esisteva il cd “ordine minimo” che era in genere almeno di 1000 azioni, solo per le più costose si derogava a 500 pz.

Negli anni ’80 l’eseguito lo avevi dopo 4-6ore. I tempi si accorciano nel ‘91 con l’avvio della borsa telematica, estesa poi nel ’96 a tutti gli strumenti finanziari.

Ma prima del ’99 ( avvio delle piattaforme di Trading on line) l’ordine passava per il borsino della banca , che doveva chiamare l'Agente, che piazzava il tuo ordine : nella migliore delle ipotesi  5-6min per avere l’eseguito (ben diverso dai centesimi di secondo garantiti oggi dalle piattaforme gratuite di Trading).

E’ in quegli anni che comincerà a diffondersi l’espressione “Panino e Listino”. Deriva dal fatto che i primi trader “fai da te” sacrificavano la pausa pranzo sostituendola con un panino veloce, per piazzarsi davanti agli schermi dei monitor delle banche e seguire l’andamento dei Prezzi su TeleBorsa.

Chi invece poteva permetterselo aveva la parabola con cui riceveva dal Satellite i dati in tempo reale, ma  il canone annuale del sistema “Tenfore” costava tra i 4 e gli 8 milioni di Lire (le fonti su questo dato non sono univoche). I primi smanettoni avrebbero a breve creato dei fogli di calcolo che scaricavano i dati dal Tenfore e alimentavano MetaStock ( prima US release del 1985) che in Italia è arrivato nei primi anni ’90. Nel 1990 il software MetaStock costava 600mila lire cui aggiungere un canone annuale di 360mila lire : circa 1 milione il primo anno. Avete una idea di quanto si siano abbattuti i costi di Trading!!

Fino agli anni ’80, la memoria dei Prezzi e del volume di scambi era tutto i patrimonio informativo di cui disponeva un operatore di Borsa. Il “fiuto” e la “pancia” il suo Oscillatore. Ancora adesso fa una certa impressione vedere che Antonio ha conservato la memoria dei Prezzi ancora in Lire dei singoli titoli quotati allora. Quando telefonava il cliente o la Banca sapevi già quali titoli avesse in portfolio e andavi a memoria sulle quotazioni, con un occhio al tabellone per conferma, e quasi sempre era una pratica superflua.

L'Analisi tecnica fu introdotta in Italia da Fabio Deotto (procuratore di Pirovano e figlio di un dirigente Olivetti), che iniziò ad registrare i dati di chiusura dall'85 ( ecco perché molte serie storiche partono da quell'anno) e a fare le prime elaborazioni (evidentemente deformazione familiare) , potete immaginare con quale corollario di scetticismo da parte egli "storici". Il I° corso di AT in Italia lo ha tenuto proprio Fabio nell'88.

L’Analisi Tecnica si era già sviluppata in America e cominciava a diffondersi in quegli anni, ma dubito che si avesse familiarità con indicatori che non fossero prevalentemente legati ai Prezzi di chiusura e ai Volumi tot di scambio, forse cominciavano gli studi sulla Volatilità.  Ancora oggi, chi ha fatto l’esperienza di Agente di Cambio guarda prioritariamente il book (time & sales). Prima ancora dei grafici, vuole capire come il titolo raggiunge un certo livello di Prezzo, cioè con che dinamica vengono “smontate” le posizioni in Lettera, per accodarsi al flusso e seguire la tendenza. E ancora oggi diffida del news Flow: prende le decisioni indipendentemente dalle "notizie" sul titolo, perché ai suoi tempi ... le notizie erano piuttosto inattendibili. Gli "insider" ( che sono sempre esistiti e addirittura a quei tempi non sanzionati) prendevano posizione in anticipo (e lo capivi solo osservando il movimento di certi personaggi o delle quotazioni), i Bilanci o i cd dati ufficiali erano assolutamente poco trasparenti. Per intenderci in Assemblea degli azionisti, F.Marinotti ( Amm. Del. della Snia Viscosa)- rispondendo ad un intervento - dichiarò : " Io dovrei dire a Lei il fatturato, col rischio che dopo venga a saperlo la Montedison o una ditta concorrente !!". Questa reticenza non solo era la norma, era scontata, quindi quasi non guardavi i Bilanci.

Orari di negoziazione.Tra le 9,30 e le 10,00 si raccoglievano gli ordini dai Direttori di Banca e ci si scambiavano le opinioni per cogliere l'umore di apertura della giornata ( una sorta di “pre-mercato” ). Alle 10,00 suonava la campanella di apertura e ognuno si avvicinava alla corbeille in cui venivano trattati i titoli che avrebbe dovuto negoziare in giornata. La A era quella degli Elettrici, la B dei Tessili , la C delle Obbligazioni. Continuo citando testualmente le parole di Antonio Cioli Puviani che ha avuto il merito di aprire un topic su Traderpedia relativo all’argomento, cui altri utenti hanno contribuito e da cui ho preso spunto.

https://www.facebook.com/groups/traderpedia/permalink/1531973667043867/.

Gli scambi si aprivano alle 10:00 con il suono della campanella, c’era un ordine di chiamata e le contrattazioni d’asta e conseguente formazione del prezzo di listino avvenivano contemporaneamente su tre recinti. Su un trespolo, del tutto simile a quello che usa l’arbitro di una partita di tennis, sedevano, a turno giornaliero, tre Agenti di Cambio che svolgevano il ruolo di banditore. I primi titoli che andavano tradizionalmente in asta erano le Buton (azienda Bolognese,quella del Brandy “Vecchia Romagna”), le Bastogi, le Eridania, poi le Fiat, le Comit, Credito Italiano, Generali e Snia Viscosa.....
Un quarto recinto, senza banditore, era destinato al “durante”, dove gli Agenti o i suoi procuratori, contrattavano azioni al di fuori delle aste,
-in questo caso i Prezzi sono concordati fra i contraenti- più precisamente l’Avant Bourse, e la descrizione del titolo era preceduto dalla sigla AB se le negoziazioni avvenivano prima della formazione del prezzo di chiusura (o d’asta), Après Bourse, se dopo, e il simbolo che precedeva il titolo si trasformava in D.
L’osservazione attenta del “durante”, le grida degli operatori che se ascoltate ti dettagliavano l’andamento temporale dei prezzi dei titoli, erano importanti per capire come andava la giornata e soprattutto come sarebbe proseguita … Il recinto del –durante- era quello sotto il tabellone.

Nei primi anni le negoziazioni erano regolate da uno scambio fisico di Titoli e contanti ( gli impiegati degli agenti viaggiavano tra La Borsa e le Banche con borse contenenti fisicamente i titoli cartacei e – presumo nascosti da qualche parte- gli assegni conseguenti alle trattative. Antonio precisa che successivamente:

..fino al gennaio 1994, la liquidazione delle compravendite non avveniva come è adesso per contanti, bensì era mensile. Significa semplicemente che i titoli azionari acquistati e venduti nell' arco di un mese (entro il giorno dei riporti) venivano tutti sistemati in una volta sola, nel giorno stabilito dal calendario di Borsa. In pratica si potevano compensare, comprando e vendendo la stessa partita di titoli, molte operazioni. Alla fine si faranno i conti: se nel corso del mese avevo comprato mille Fiat in dieci distinte occasioni (quindi in tutto 10 mila Fiat) e ne avevo vendute 9 mila in una sola volta, dovevo  ritirarne soltanto mille. Pagando non il controvalore di quelle mille, ma lo sbilancio tra la somma servita per i dieci acquisti e quella incassata nell' unica vendita. Questo passaggio si chiamava appunto liquidazione mensile. Diciamo che nei mesi più difficili, quando i corsi crollavano, dopo la liquidazione mensile, se andava bene, tiravamo tutti un bel sospiro.

Si negoziavano i Titoli azionari (azioni ordinarie e privilegio ), solo negli ultimi anni si inserirono i Covered Warrant. Reddito Fisso (dove si chiamavano anche i Cambi) e Premi (le Opzioni) erano trattati in altre due sale. Ma la Borsa principale dei Titoli di Stato era quella di Roma.

Per le azioni si seguiva la tendenza che era fatta dagli Agenti storici e più autorevoli ( Pastorino, Fumagalli,Giubergia,Ventura…),  loro partivano e gli altri Agenti si accodavano.

In un ambiente tanto affollato e chiassoso e ancora senza la praticità dei telefoni cellulari il linguaggio “non verbale” era d’obbligo. E i gesti della “borsa alle grida” sono ancora oggi l’aspetto più folcloristico.

Borsa Italiana precisa che:

“I gesti utilizzati in Borsa si potevano distinguere in alcuni gruppi sulla base dei loro significati:

- numerici, utilizzati per definire una quantità di titoli o i relativi prezzi

- alfabetici, ovvero segni dell’alfabeto muto che rimandavano alla denominazione della società

- transpositivi che richiamavano in modo espressivo l’attività dell’impresa o le qualità dei prodotti

- indicatori di attività o di stato del mercato che definivano l'intenzione di vendere o di comprare oppure le fluttuazioni dei titoli e l’andamento delle contrattazioni.”

I titoli più conosciuti erano identificati con le iniziali e si usava la “lingua dei segni” (LIS), per cui le FIAT erano identificate con una F , le ERIDANIA con una E, ma non mancavano in alternativa codici “traspositivi”: ad es le azioni della PIRELLONA erano indicate da un gesto che richiamava inequivocabilmente un seno abbondante, mentre quelle della PIRELLINA segnavano a mezz’aria la altezza di una bambina. Se qualcuno ti faceva le corna agitando il pollice non era un insulto, ma stava negoziando TORO PRIVILEGIO.       Qui c’è un esempio di quanto descritto

http://www.historytour.it/default.php?idp=t&idt=12&iddoc=169&tipodoc=videogallery&action=&videoid=13

http://www.historytour.it/default.php?idp=t&idt=12&iddoc=166&tipodoc=videogallery&action=playvideo&videoid=9

Nel libro “Sbancare Wall Street”,citato in TraderPedia, ci sono riferimenti circostanziati relativi alla frenesia di quei momenti, e penso che il linguaggio usato avesse una valenza “internazionale”.

“…..I palmi delle mani rivolti in fuori significano, vendi! Quelli rivolti verso l’interno, compra!

Il numero di dita poste vicino al viso indica la quantità, mentre le dita ai lati del corpo indicano il prezzo. Le dita alzate contano da uno a cinque, quelle tenute orizzontali da sei a nove. Le unità vengono indicate sul mento, le decine sulla fronte. Un ordine del tipo fill or kill, "esegui subito o blocca tutto", si impartisce con l’atto di spararsi alla tempia. ….Gli operatori continuano a inviare segnali di verifica verso l’alto, per controllare il prezzo che viene applicato ai loro ordini, mentre in tutta la sala i mediatori non fanno che toccarsi i lobi delle orecchie, per indicare di eseguire gli ordini a qualsiasi prezzo.

Aspettano soltanto che un mediatore dall’altra parte della sala li saluti toccandosi il naso, per confermare l’esecuzione del loro ordine…… Gli speculatori agitano le mani come se fossero ali per cercare di accaparrarsi dei butterfly spreads, oppure fanno finta di strangolarsi per chiedere degli strangles.

Continuano a darsi dei colpetti sul capo per chiedere: "Di che dimensioni è il mercato?".

Agitano i gomiti per segnalare ordini, ordini con prezzo limite e ordini con prezzo limite revocati, che segnalano facendo il gesto di tagliarsi la gola.

Tutti questi omoni che indossano scarpe a punta rinforzata perderanno la voce e ripiegheranno su un lavoro d’ufficio prima di arrivare ai quarant’anni. Sono talmente ammassati l’uno contro l’altro da sapere quello che il vicino ha mangiato a colazione. Quando qualcuno scoreggia gli altri intorno alzano le giacche per ripararsi la testa.”

Il discredito maggiore per un Agente era “fare una barca”, cioè commettere un errore, ad es vendere le “Motta” invece delle “Volta”, e visto la differenza di Prezzo la”barca” era un transatlantico!  La memoria dei Prezzi e dei Volumi, oltre alla più assoluta riservatezza sulla clientela erano le condizioni imprescindibili di un Agente di Borsa.
Relativamente alla riservatezza si racconta che Cuccia ammonisse: “Due sono i peccati che può commettere un Banchiere: fuggire con la Cassa e non tenere la bocca chiusa. Ma solo il primo è veniale!”

"Fare la Campana" era una pratica diffusa : ci si metteva in Vendita o in Acquisto per muovere i Prezzi nella direzione della negoziazione che in realtà si voleva realizzare, e che era naturalmente di ordine opposto (quello che fanno oggi le HFT, visto che si calcola che il 90% degli ordini inseriti dalle macchinette viene poi revocato ed è funzionale solo a muovere l book nella direzione voluta).

Tutto questo è finito nella prima metà degli anni ’90 con l’avvento della telematica, la diffusione pubblica delle quotazioni su televideo e poi Internet.

Molti degli Agenti che avevano fatto la storia della Borsa Italiana aprirono o furono reclutati dalle SIM entrate in funzione il 1° gennaio ’92. Non è un caso che i "nomi storici" degli Agenti di Cambio si ritrovino nelle ragioni sociali di alcune società di Gestione Patrimoniale e Private Banking: ALbertini Syz, Banca Aletti,..

Ad Ettore Fumagalli ( storico Agente della piazza Milanese e padre di Ettore che sarà Agente dal '67) è da attribuire il vademecum dell'Agente di Borsa: "i tri rob de minga fà".Pissà cuntra vent (essere contromercato) 2° "cur in su la gera" (correre sulla ghiaia,su un terreno non sicuro), 3° lavurà in perdita (lavorare in perdita). " Quand la Borsa la va no, dà a riport anca i telefoni e va a pescà" (Quando la Borsa non va, meglio dare a riporto - conferire i titoli alle Banche- anche i telefoni e andare a pesca). E' cambiato tutto da allora , ma non la sostanza!

Nelle occasioni di incontro create da Borsa Italiana o dai vari Broker che promuovono le loro piattaforme rivedo sempre con grande piacere Antonio e continuo ad aggiungere, con le sue testimonianze, nuovi tasselli al racconto che ho cercato di ricostruire. Non manco mai di andarlo a salutare, consapevole –per la coincidenza anagrafica- di aver sfiorato quel mondo e di essere, attraverso di lui, testimone di una parte della Storia della Finanza Italiana degli ultimi anni.

Note: le informazioni riportate sono principalmente frutto delle testimonianze  dirette di Antonio Cioli Puviani e di altri operatori che hanno vissuto quel periodo.  Le fonti  indirette sono citate ( bibliografiche, resoconti giornalistici, testimonianze dalla rete, sito di Borsa Italiana), a tutti va il mio ringraziamento per aver contribuito, in maniera consapevole o inconsapevole, a redigere questo resoconto.

parterre della Borsa di Genova

parterre della Borsa di Napoli

 

Link video Palazzo della Borsa di Genova ( ancora tra i meglio conservati) http://www.youtube.com/watch?v=u4DJcEV1yQM

Le grida: memoria, epica, narrazione della Borsa di Milano (1945-1995)

a cura di Roberta Garruccio Rubbettino Editore 2004

Sbancare Wall Street

Thomas A. Bass Feltrinelli Editore 2001

La Borsa valori: Funzioni ed efficienza dell'istituto nei moderni contesti economico sociali

a cura G.Pivato, editore Giuffré

Gli Agenti di Cambio: analisi sociologica di un gruppo professionale

tesi di laurea di E. Fumagalli a.a 83_84 , Univ. degli Studi di Milano

link intervista a Ettore Fumagalli  ( agente di Borsa) http://www.youtube.com/watch?v=hRUpG8zcSaU

Link alla “Storia della Borsa di Milano” http://www.youtube.com/watch?v=rFqt6__kz0k

Link al “ linguaggio dei gesti” di BorsaItaliana.it

http://www.historytour.it/default.php?idp=t&idt=12

http://www.historytour.it/default.php?idp=t&idt=12&iddoc=166&tipodoc=videogallery&action=playvideo&videoid=9

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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Febbraio 2015 11:47